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Da Seveso all’Ilva di Taranto, i (troppi) disastri ambientali in Italia e nel mondo

Il  disastro ambientale è disciplinato dall’articolo 452-quater del Codice penale il quale prevede che «Fuori dai casi previsti dall’articolo 434 (crollo di costruzioni o altri disastri dolosi, ndr) chiunque abusivamente cagiona un disastro ambientale è punito con la reclusione da cinque a quindici anni. Quando il disastro è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata». La norma identifica il disastro ambientale quale conseguenza dell’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema, la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali, l’offesa alla pubblica incolumità e la messa in pericolo delle persone. La legge 68/2015 ha introdotto anche l’inquinamento ambientale, il traffico e l’abbandono di materiale radioattivo, l’impedimento di controllo e l’omessa bonifica.

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